Riceviamo e pubblichiamo:
Venerdì 18 di settembre 2026 in comune c’è stata la presentazione dei servizi offerti dalla casa di comunità, ed è risultato strano, quasi anomalo che, nonostante le cospicue tasse pagate (da chi le paga ovviamente!!!) non siamo più abituati a sentirci raccontare che prestazioni, organizzazione, progettualità da parte di un ente pubblico funzionino e siano di qualità, sembra quasi un evento straordinario, tanto la politica (soprattutto in Lombardia) sia riuscita a distruggere negli ultimi decenni ciò che funzionava (cambiando il volto della Sanità regionale).
Non elencheremo quanto esposto durante l’incontro, potete vedere il video di presentazione pubblicato su YouTube, ci limitiamo solo a fare qualche considerazione (al di fuori della mera propaganda sentita alla fine della presentazione).
Ripartiamo dall’affermazione che abbiamo riportato nell’ultimo post pubblicato a maggio:
“ci siamo alzati un giorno e abbiamo scoperto che nel quartiere, che storicamente non è mai stato incluso nella città, sono stati tolti quei servizi di base che davamo per scontato”
La creazione di una (1) casa di comunità, VICINA A DUE OSPEDALI in una città con più di 82.000 abitanti non la consideriamo una “vittoria sociale”, come sbandierato da qualcuno, tanto meno se questa viene istituita
- in una zona decentrata, talmente decentrata che è al confine con Milano
- difficilmente raggiungibile, (dal resto della città)
- senza parcheggi,
- con un alto tasso di traffico
- distante circa 20 minuti a piedi dai due ospedali cittadini (Multimedica e Ospedale Civico).
Ricordando che, a distanza di mesi dall’ultima mail, NON abbiamo ricevuto nessuna risposta (né tanto meno un invito a questa presentazione) riguardo l’incontro pubblico che si voleva organizzare in quartiere, sicuramente differente da quello a cui abbiamo assistito, per confrontarci sulle difficoltà e le inefficienze che continuiamo a rilevare.
Precisiamo che “La rete della Salute” NON ci rappresenta, come non rappresenta altre realtà del territorio (anche ben conosciute), per quanto ci riguarda, la realtà raccontata è leggermente differente, e l’ipotetica apertura alle associazioni del territorio, e soprattutto, al confronto CON il territorio e i suoi cittadini, a nostro avviso non è mai avvenuta (almeno come la intendiamo noi) ed è comunque molto differente dal farlo in un consiglio comunale tra le gesta della propaganda politica.
L’invito ad un incontro pubblico nel quartiere di Cascina Gatti lo riproponiamo, questa volta pubblicamente con questo comunicato, visto che non abbiamo avuto risposte agli inviti fatti.
Siamo convinti che le case di comunità, sono e rappresentano una necessità ed una opportunità per il territorio, le 43000 prestazioni offerte in sei mesi ne sono la conferma, ma non possono rappresentare l’elogio politico quando gli stessi sono i responsabili di un fallimento di organizzazione sanitaria pubblica avvenuto progressivamente negli ultimi decenni sul territorio.
Ai politici, ovvero ai responsabili di aver tolto quei “quattro servizi” presenti nel Quartiere di Cascina Gatti ricordiamo che NON c’è stato, né è mai stato cercato, nessun confronto su questo tema.
Abbiamo appreso, della volontà di riaprire il centro prelievi, la chiamano una “micro area”, vi preghiamo però di aprire questi servizi in strutture degne di tale nome, fornendo servizi adeguati in modo che possa essere attraente (com’è la nuova casa di comunità), perché una futura analisi dei cosiddetti “dati di accesso” bisogna che siano comparabili a quelli riscontrati presso la nuova casa di comunità, e ci dispiace apprendere che durante l’esposizione della seduta l’assessora Aiosa consideri le contestazioni mosse a riguardo un “capriccio legato al cambiamento”, ben venga il cambiamento ma deve avere basi e principi solide, e soprattutto fornire servizi là dove NON CI SONO, e non replicarli dove sono già presenti.
Avete spiegato il motivo per il quale a Sesto si è deciso di farne una al posto di due, bene, un po’ in ritardo ma ringraziamo, ora spiegateci per quale motivo è stata localizzata su via Oslavia, perché per noi è stata una scelta superficiale e priva di un’analisi dei servizi presenti sul territorio, non troviamo altra spiegazione al fatto di aver ristrutturato una struttura a poca distanza da due ospedali.
Avete perso il dialogo con il territorio e le sue associazioni, noi rimaniamo disponibili a qualsiasi confronto, la chiusura e l’abbandono del quartiere su quei servizi è, e rimane, una ferita aperta.
Sesto San Giovanni , lì 22 settembre 2026
Il Consiglio Direttivo dell’Associazione Sottocorno
