Quando l’arroganza vuole superare dialogo e rispetto
Si può fare politica in molti modi, questione di stile. Ci si può mettere intorno a un tavolo, ragionare, discutere e magari anche non trovarsi d’accordo e quindi insistere per venirsi incontro e fare sintesi. E poi c’è un modo decisamente più arrogante, dove si finge di sedersi intorno a quel tavolo, ma poi fare la voce grossa perché alle spalle si presume di avere la forza dei numeri. Si fa credere di voler dialogare, quando in realtà si è già deciso tutto (o magari dall’alto è stato calato qualcosa) e poi si spiattella in faccia a tutti questa presa di posizione. Anzi, per dirla fino in fondo la si impone. Ebbene, quanto accaduto nei giorni scorsi qui ne è l’esempio più lampante e il protagonista, a mio modo di vedere negativo, è il Pd con la sua uscita perentoria di ufficializzare il proprio candidato sindaco per le prossime amministrative senza avvisare gli alleati.
Facciamo ordine. Non è che gli alleati non fossero a conoscenza che i democratici avessero un loro cavallo di battaglia. Lo sapevano anche i muri che loro puntavano su Paola Morsiani, non ne hanno mai fatto segreto, anche perché era la medicina a tutti i mal di pancia al loro interno. I nomi di Gatti, Serraino, Tremolada e Maderloni non riuscivano a mettere tutti d’accordo, così si scelto di ripescarne uno già non voluto proprio dal Pd nel 2012 e nel 2022, proposto da Caponi. Quello che colpisce è il modo in cui hanno deciso di rompere gli indugi e presentarla tramite un’intervista a un giornale locale (per giunta che non ha nemmeno la redazione in città). Così, alla vigilia del ponte del Primo Maggio, giusto per non dare la possibilità di creare repliche adeguate, senza dire nulla alle altre forze con cui si stava dialogando. O magari avvisando della mossa solamente qualcuno, facendo figli e figliastri.
E a tale proposito, se fosse così, i figli non si rendono conto che sono considerati meno di zero? Si ufficializza una notizia così importante e non si dà alcuno spazio a chi magari ha già deciso che a loro Morsiani è un nome che sta bene. Della serie: tu mi appoggi, ma non è che io ti considero degno di essere citato. A questo punto mi pare evidente che il Pd dovrebbe un chiarimento alle altre forze con cui per mesi, per non dire anni, ha dialogato. Con quale presunzione esce così allo scoperto, quando si era ancora in piena discussione? E le altre forze di centrosinistra, il così detto “campolargo”, che posizione prendono davanti a questo comportamento autoritario? Si piegano al volere del padrone Pd o rivendicano la loro dignità?
Lo so, qualcuno potrebbe pensare: “Ecco, Vino parla perché si sente tagliato fuori”. Ma non è così. E spiego. Non è un segreto che nove mesi fa, dopo aver tutti insieme delineato il profilo del candidato e dopo una seria valutazione ai nostri interni (Giovani Sestesi e Lista Popolari X Sesto) ho dato la mia disponibilità a una candidatura a sindaco per la coalizione del centrosinistra, ma sempre con il massimo rispetto di tutte le forze coinvolte. Da due anni abbondanti si stava provando a lavorare a un progetto politico che unisse tutti. Non era semplice, lo so, ma la considerazione per chiunque era identica. Non ho mai giocato su due tavoli, fingendo unità e invece ammiccando di nascosto a qualcuno. Questo è un metodo di fare politica vecchio, degno di volponi e cariatidi che non hanno ancora capito che così hanno regalato per dieci anni la città al centrodestra. E ora rischiano di farlo per altri cinque. Ma potranno sempre dire: siamo il primo partito di Sesto. Dimenticandosi di aggiungere: anche se pesiamo come il due di picche, quando briscola è quadri.