Il centrodestra punta su Lamiranda? E il centrosinistra che intenzioni ha?
Manca più di un anno e mezzo alle prossime elezioni amministrative che determineranno la nuova futura politica della città di Sesto. All’apparenza un tempo sufficientemente lontano, in realtà le prime mosse vanno fatte ora, senza perdere tempo, sia da una parte che dall’altra. Sul versante del centrosinistra per organizzare una coalizione in grado di “strappare” la guida di Sesto agli avversari che dopo aver passato un’eternità all’opposizione da dieci anni governano (male) la ex Stalingrado d’Italia. Dall’altra parte la necessità di trovare chi possa prendere il testimone di Roberto Di Stefano che sta arrivando alla fine del suo doppio mandato con il fiato corto e con la testa già proiettata altrove. Basta guardare i suoi social per rendersene conto: post su post propagandistici che commentano solamente cosa avviene in ogni angolo di Italia con il solo obiettivo di stigmatizzare gli stranieri a suo dire unico male del nostro Paese e mai una seria riflessione su Sesto, sui suoi problemi e sul suo futuro. Chi gli subentrerà resta ancora un punto interrogativo anche se i rumors legati al nome dell’assessore Antonio Lamiranda si fanno sempre più sentire. Lui potrà anche negare un interesse alla poltrona di primo cittadino, ma chi lo conosce anche solo un minimo sa quanto sia ambizioso e quanto gli piacerebbe essere il candidato del centrodestra.
E dall’altra parte che succede? Al momento bocche molto cucite e continui incontri più o meno informali per cercare di sondare un po’ il terreno senza scoprirsi troppo. L’unico che da tempo sta giocando senza nascondere le carte è Paolo Vino che non ha mai smesso di fare politica anche se non siede in consiglio comunale. Una spina nel fianco di questa maggioranza con assessori che cercano costantemente di denigrare il suo lavoro, in realtà perché lo temono eccome. Sestese doc, non ha mai fatto mistero di voler lavorare per cambiare il volto di una città sempre più smarrita e senza più una precisa identità. Vino potrebbe avere l’appoggio dei moderati, delle liste civiche e probabilmente anche di Azione, Viva e M5S. Il nodo resta però il Pd che pare non voler sciogliere ancora le riserve se appoggiare una sua ipotetica candidatura o voglia rivendicare il diritto di avere un suo esponente alla guida della coalizione.
Ma chi potrebbe essere? C’è qualche giovane di prospettiva, ma guidare una città complicata come Sesto non è cosa che si improvvisa. Bisogna studiare, conoscere bene certe dinamiche e acquisire la personalità del leader. Una volta proprio la sinistra era famosa per far fare gavetta ai suoi militanti e portarli sul campo solo quando davvero pronti. Sarebbe un azzardo dopo dieci anni di centrodestra rischiare di regalargli altri cinque. Qualcuno potrebbe azzardare la proposta delle primarie, ma ribadiamo: il Pd deve decidere se vuole che la città sia governata dal centrosinistra o pensare ad ambizioni effimere. Essere il primo partito di Sesto e starsene all’opposizione avrebbe senso?
