Non è il momento dei muscoli ma del cervello
EDITORIALE
Il momento è delicato, inutile negarlo. Se si sbaglia mossa in questo momento si potrebbe regalare al centrodestra altri cinque anni di governo della città e le conseguenze nefaste sarebbero incalcolabili. In questi due mandati di Di Stefano la nostra Sesto San Giovanni ha davvero toccato il fondo. Cantieri aperti senza una logica con conseguente paralisi del traffico e inquinamento ai massimi storici, strade, marciapiedi e giardini sporchi e completamente abbandonati al loro destino, approssimazione dal punto di vista della sanità con la Città della Salute e della Ricerca che slitta di almeno quattro anni (ma la maggioranza, con quale coraggio poi, esulta come se fosse una vittoria). Servizi al cittadino che non funzionano o lo fanno a singhiozzo. Per non parlare poi del delicato versante della sicurezza.
I sestesi non si sentono sicuri e nemmeno protetti e questa non è responsabilità delle forze dell’ordine, la cui professionalità e abnegazione è fuori da ogni dubbio, quanto di un’amministrazione miope che ha fatto finta per anni che fosse tutto sotto controllo (“Chi vuole delinquere non è il benvenuto a Sesto”, lo slogan propagandistico ripetuto in loop dal sindaco mentre la criminalità prendeva sempre più piede), salvo ora correre dal prefetto a chiedere aiuto perché le elezioni si avvicinano e sai che figura presentarsi in questo modo?
Insomma, davanti a questo scenario le forze di opposizione devono guardarsi negli occhi e rendersi conto che qui ne va davvero del futuro della città. Non è un segreto che il Pd sia il primo partito non solo di minoranza, ma anche di tutto lo scenario politico. Un risultato che non serve a nulla se poi non si va a governare. Proprio per la storia che il Pd deve avere agire da buon padre di famiglia della coalizione e non ragionare sulla forza dei numeri. Ora più che mai serve il coraggio di pensare con la testa per il bene comune e non mostrare i muscoli. Al momento il candidato sindaco che ha messo sul piatto non convince e non scalda il cuore degli alleati. Paola Morsiani è un’ottima persona, ma non ha legami reali con Sesto e i sestesi vogliono uno di loro. Quindi da buon padre di famiglia i democratici si comportino con responsabilità. Se serve fare un passo di lato (nessuno dice un passo indietro) lo facciano, dimostrino di essere dei leader veri che vogliono il bene della città. Anche a essere il primo partito non vai da nessuna parte se non sei in grado di fare sintesi con le altre forze politiche. Si può essere protagonisti in molti modi e il Pd lo sa benissimo. Basti pensare quando, allora Pds, a livello nazionale appoggiò Prodi perché era l’uomo giusto per battere Berlusconi. Non si vince solamente con i numeri, bensì mettendo quei numeri a disposizione per unire e non pretendere di decidere. E più il tempo passa, più si fa il gioco del centrodestra. Davvero il Pd vuole prendersi la responsabilità di una terza sconfitta solo per incaponirsi sul candidato sindaco? Davvero si accontenta di essere il primo partito della città e non poter fare nulla per poterla rilanciare?