Vergona: slitta di quasi 4 anni l’arrivo della Città della salute e della ricerca
Ennesima promessa con cui questa amministrazione si è fatta bella e che non sarà mantenuta. Il sindaco Roberto Di Stefano aveva assicurato orgoglioso che la Città della salute e della ricerca sarebbe stata realizzata entro l’inizio del 2026 e ora che ci siamo ecco che la data slitta come se nulla fosse, senza che ne siano spiegati i motivi, senza che qualcuno si assuma la minima responsabilità. Uno spostamento nemmeno di poco conto, visto che si parla di fine 2029 e non siamo neppure davanti a una data certa.
Inizialmente a riportare la notizia è stato il quotidiano Repubblica e non si trattava di un’indiscrezione buttata lì o, come spesso i politici amano dire quando non sanno come giustificarsi, la macchina del fango in azione. No, qui c’era la conferma dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso che ha spiegato di una modifica contrattuale dove viene inserito un nuovo spostamento del termine ultimo dei lavori. Ma prestate attenzione, la modifica parla di 45 mesi dopo che verranno acquisite le risorse per aggiornare e riformulare la Convenzione. Questo significa 3 anni e 9 mesi se le cose procedessero alla massima velocità e con la puntualità di un cronometro svizzero. La società Cisar, responsabile del cantiere, assicura comunque che i lavori partiranno regolarmente e che i tempi saranno rispettati. Siamo proprio curiosi di vedere se sarà così. Il tutto senza scordare che nel frattempo i costi stimati nel 2020, che erano di 280 milioni di euro, sono triplicati e potrebbero lievitare ancora. Insomma, un pasticcio da qualunque parte la si guardi, indipendentemente da chi questi soldi li metterà, visto che pare lo farà la Regione.
E intanto la Città della salute e della ricerca resta solamente un progetto potenziale a dispetto delle ultime rassicurazioni che prevedono la nascita di un nuovo ospedale generalista. Una situazione inaccettabile perché ancora una volta si rimanda la chiusura della vicenda (poco meno di quattro anni sono tantissimi). Come sempre nessuno pagherà (in termini di responsabilità) e nessuno si prenderà il peso morale di questo vergognoso slittamento, anzi faranno spallucce e continueranno a ribadire la bellezza del progetto una volta terminato (sì, ma quando?). Sicuramente non si prenderà alcuna responsabilità il sindaco (che parla di “polemiche e attacchi strumentali architettati dalla sinistra”) impegnato come è a postare sui suoi social che in un paesino sperduto dell’Abruzzo, della Sicilia o di qualunque altra parte dell’Italia c’è uno straniero che ha commesso un reato. Siamo stanchi di ricordare a Di Stefano che lui è chiamato a governare la città di Sesto San Giovanni e deve impegnarsi sui problemi locali, quelli che vanno a incidere sulla qualità dei suoi concittadini. E anche sulla loro salute, visto che le malattie non si mettono in stand-by per quattro anni.
La Città della salute e della ricerca permetterebbe a Sesto di riacquistare un minimo di quel prestigio che anno dopo anno è andato smarrito, ma adesso non continuando a rinviare la sua nascita. In nove anni di amministrazione di centrodestra non solo non è cambiato nulla (in questo caso parliamo ad esempio di un progetto di cui si è iniziato a parlarne quando sindaco era Monica Chittò), ma ci sono ritardi costanti. E il fatto che sia arrivato un nuovo finanziamento regionale non cambia la sostanza delle cose. Questa infrastruttura quando arriverà (sempre se arriverà) sarà comunque troppo tardi, a dispetto delle dichiarazioni del sindaco che sostiene: “Noi rispondiamo con risultati concreti, progetti solidi e una visione chiara del futuro”. Un futuro che doveva essere già presente, caro sindaco.
