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    OSSERVATORIO Una città senza culle destinata a vecchi e ricchi? Intanto si costruiscono studentati in ogni angolo

    RedazioneBy RedazioneFebbraio 27, 2026Nessun commento5 Mins Read
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    Una città senza culle destinata a vecchi e ricchi? Intanto si costruiscono studentati in ogni angolo

    OSSERVATORIO

    Meno nascite, crescita di anziani, calo della popolazione scesa sotto gli ottantamila nell’ultimo quinquennio. Case sempre più care, fuori dalla portata di molte persone del ceto medio-basso. La città non offre attrattive per i giovani e abbandona i pensionati, tanto che non ci sono più spazi dove gli anta possano vivere il proprio tempo libero come in passato con la Bocciofila, le Associazioni e i Giardini dei Tigli, ora chiusi senza una immediata prospettiva di restituirli ai cittadini. Che città è destinata a essere la Stalingrado d’Italia, impegnata a creare spazi di lavoro e prospettive che non attirano le persone? Quella pensata senza una strategia politica amministrativa, ma basata sull’esistente tenuto fermo da anni e ora in fase di realizzazione e che basa tutto sulle ex aree dismesse?

    Gli amministratori s’impegnano a farci accettare un volto che Sesto non ha, fatto di progetti e programmi proiettati nel futuro che stenta a prendere forma, pur nella sua complessità. È vero che con i soldi del PNRR e la disponibilità di privati sono stati avviati delle ristrutturazioni e portati a termine dei lavori come la ex piscina Longo, diventata una struttura (lido) che non dà i risultati sperati; come altre iniziative dove il Comune ha concesso convenzioni di 30-35 anni ma il ritorno per i sestesi non si vede. Vedi i campi Falck di via Cantore dove i lavori di completamento del progetto vanno a rilento e il servizio della Bocciofila è fermo. Crescono velocemente, invece, gli studentati in ogni angolo del territorio, come se Sesto dovesse diventare la cittadella universitaria dell’accoglienza.

    Si vedono, invece, i prezzi sempre più in salita nel settore delle abitazioni anche se si realizzano palazzi dall’aspetto grigio e fuori dal contesto paesaggistico della città. Il buon gusto e l’estetica con l’armonia dei colori ha lasciato spazio al guadagno senza gestire lo stile architettonico e non rispettando la città costruita, soprattutto se si realizzano palazzi al centro dove esiste già una realtà abitata e organizzata. Cosa diversa se si realizzano palazzi in aree periferiche tutte da adornare e dare vita a nuovi quartieri.

    E allora cosa si devono aspettare i sestesi? Non certo quello che il sindaco pochi mesi fa elogiava come la trasformazione ideale per Sesto, sfidando il calo demografico sostenendo in modo “coraggioso” che la città ha intrapreso un percorso di cambiamento e rinnovamento basato sulla legalità, il controllo e lo sviluppo soprattutto grazie a una verifica anagrafica che ha cancellato 1.600 residenze fittizie, riducendo il numero degli stranieri irreperibili, garantendo servizi pubblici efficienti ha chi ne ha diritto. E chi sono questi cittadini che hanno il diritto di usufruire dei servi efficienti? E quali sono questi servizi visto che i sestesi continuano a denunciare sui social e con assemblee pubbliche, situazioni di degrado, sporco, abbandono, aumento dell’illegalità con spaccio, furti, vandalismi?

    I dati elaborati dal sindaco puntano al rilancio della città sulle giovani coppie e gli studenti attratti dal nuovo dinamismo che Sesto ha potenzialmente tanto da portare la media dell’imponibile Irpef da 23mila euro del 2017 (inizio amministrazione del centrodestra) ai circa 28mila euro attuali, termometro di una comunità con redditi stabili o in aumento. Tuttavia la tendenza dei dati che per il sindaco sono il risultato di scelte coraggiose e controlli efficaci che fanno pensare a un futuro senza precedenti non è riscontrata dai residenti che giornalmente affrontano disservizi, in diversi settori.

    A partire dal dato più importante: la carenza di nascite che si registra da anni, che in parte riflette l’andamento generale italiano, più nello specifico a Sesto è la conseguenza dell’incertezza che le giovani coppie vivono negli ultimi anni per una condizione abitativa ed economica discutibile. Ci sono problemi di spazi adeguati nelle scuole per l’infanzia, così come i servizi per la popolazione anziana che è cresciuta dai 65 anni in su, attestata in circa 20mila unità degli ultimi anni, rispetto ai 15mila di 20 anni fa.

    Non da meno l’aspetto urbanistico e “invasivo” che si sta verificando nella parte delle ex aree Falck, dove ai residenti era stato ripetuto che tutto sarebbe stato in armonia con la città costruita e in continuità con la esistente. Invece tutto è stato cambiato senza nessun controllo da parte dell’amministrazione comunale che ha solamente dovuto accettare “obtorto collo” le decisioni della società proprietaria delle aree che sta facendo il bello e cattivo tempo: costruzioni che sono un pugno nello stomaco di chi vive in quel quartiere e gestisce i tempi a seconda della convenienza, senza lasciare margini di trattativa al Comune, malgrado il sindaco Di Stefano e l’assessore Lamiranda, spendono tante parole per ribadire il contrario.

    La realtà della situazione sulle ex aree industriali la descrivono molto bene gli abitanti di via Acciaierie, che fin da subito hanno intuito il pericolo di trovarsi dei “mostri” e non degli edifici in sintonia con la città costruita. La loro considerazione, dopo alcuni anni di attesa, ora è chiara: “E ora che ce li abbiamo davanti, gli edifici di Unione 0 (peraltro in continua crescita verticale), possiamo affermare senza ombra di dubbio alcuno che la tanto sbandierata ricucitura delle due parti della città non solo è fallita, ma è resa ancora più evidente dalla barriera di cemento che vi si erge, esageratamente imponente, in mezzo. La stazione a ponte, forse unica opera deputata alla funzione ricucitrice, ne esce letteralmente oscurata… per chi abita da questa parte della barriera di cemento, non solo la stazione ma anche tutta l’altra parte della città siano diventate invisibili. Immaginiamo che lo stesso discorso possa valere anche per i sestesi residenti al di là del muro. Che diavolo di ricucitura è mai questa?”.

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