Servono contenuti e non nomi calati dall’alto
È tardi. Anzi, è tardissimo. Sesto San Giovanni non può più permettersi di aspettare. Non può più assistere, da spettatrice, a una politica che si consuma nelle stanze chiuse a discutere di nomi, equilibri, percentuali, appartenenze. Centrodestra e centrosinistra sembrano concentrati solamente sul nome che deve essere per forza di cose “calato dall’alto” e su quale simbolo debba pesare di più sulla scheda elettorale, dimenticandosi che al centro non c’è tutto questo, ma Sesto e i sestesi. Nel 2027 non siamo chiamati a scegliere solo un sindaco, ma anche la città che vogliamo far diventare. E ci si arriva a questo appuntamento elettorale con un carico di domande rimaste troppo a lungo senza risposta. A trent’anni dalla fine della stagione delle grandi fabbriche e dalla chiusura delle acciaierie Falck, la trasformazione promessa è ancora incompleta ed è sotto gli occhi di tutti. La trasformazione delle aree ex industriali non può ridursi a una semplice operazione immobiliare, gli ultimi pezzi di terra disponibili non possono diventare altro cemento. La rigenerazione urbana non è una questione di volumetrie, ma di visione. È un equilibrio tra sviluppo, benessere e qualità della vita, tra servizi, verde, spazi pubblici e lavoro. Per questi motivi così delicati il prossimo voto amministrativo non può essere l’ennesima competizione tra sigle o la solita trattativa sui nomi per scegliere un candidato misurato sui muscoli di questo o quel partito, Le percentuali dei partiti non vanno pesate con il bilancino, i sestesi meritano di più. È necessario partire dai contenuti, dalle priorità, dalle soluzioni concrete.
Oggi Sesto vive una stagione difficile. Il degrado in alcune zone è evidente, l’insicurezza, percepita e reale, cresce; il tessuto economico fatica a rilanciarsi, i servizi alla persona sono sotto pressione; le politiche abitative non riescono a rispondere alle famiglie in difficoltà, i giovani fanno fatica a trovare i loro spazi; i servizi demografici e amministrativi hanno bisogno di essere ripensati e decentrati per essere davvero accessibili; il sistema burocratico, oggi troppo articolato, va semplificato e reso accessibile a tutti; sul fronte ambientale (trasporti, rifiuti e pulizia urbana) servono scelte nette e coraggiose. Non bastano slogan, un curriculum brillante, un nome noto. Quello che serve è competenza vera, conoscenza del territorio, delle sue abitudini, delle sue contraddizioni. Insomma serve chi Sesto la vive, la attraversa, la conosce quartiere per quartiere e non per sentito dire. E soprattutto serve una strategia.
Oltre alla soluzione di tutti i delicati problemi elencati poco sopra, i sestesi chiedono senso di responsabilità. La città non è allo sbando perché mancano le potenzialità, bensì perché manca una direzione. E questa va costruita con un progetto serio, condiviso e misurabile, che dica chiaramente che cosa vuole diventare Sesto nei prossimi dieci o vent’anni, anche assumendosi decisioni difficili e impopolari. Per fare tutto questo c’è bisogno di una classe dirigente che metta al centro l’interesse collettivo, non la carriera personale.
Insomma, il 2027 deve segnare un cambio di passo, un passaggio dalla politica delle stanze chiuse alla politica dell’ascolto. Questo è l’unico modo per riportare i sestesi a credere nelle istituzioni e di conseguenza recarsi alle urne. Questa volta, più che mai, il futuro della città dipende dalla capacità della politica di dimostrare di essere all’altezza della sua comunità.
