Il centrosinistra non vuole analizzare mai realmente le sconfitte
Guardiano del Faro
A volte l’attuale sinistra, anzi per la precisione il centrosinistra, oppure il campo largo come è di moda chiamarlo adesso, dà l’impressione di volersi accontentare a prescindere dei risultati che è riuscito a raggiungere. Le sconfitte, sia a livello locale che nazionale, semmai vengono analizzate per davvero, hanno sempre una qualche sorta di giustificazione, che fa acqua da tutte le parti. Spesso i rappresentanti di questo schieramento le attribuiscono a generici fattori esterni, contesti che sono sempre indipendenti dalla loro azione. Insomma mai nessuna colpa, mai nessuna autocritica.
Così, da giustificazione in giustificazione, passano da un insuccesso all’altro come se nulla fosse e senza porre un concreto rimedio all’emorragia. Sarà il loro modo per sopravvivere, ma è fin troppo chiaro che questo non porta da nessuna parte. John Fitzgerald Kennedy, durante la campagna elettorale del 1960, polemizzò con il suo avversario politico Dwight Eisenhower (anche se non si scontrarono mai direttamente alle urne), il quale si dimostrava soddisfatto per i successi economici, assolutamente trascurabili, in rapporto alla grave crisi economica in cui si trovavano gli Stati Uniti. Il giovane senatore democratico tra le cose che disse ci fu anche questo frase: “La Casa Bianca si comporta come quel poliziotto che, chinandosi su un cadavere, diceva allegramente: Due delle ferite sono state mortali, ma la terza non è poi così brutta”.
