Di Stefano pro remigrazione Ma sa esattamente cosa è?
Il sindaco è sceso in piazza giustificandosi con concetti che non erano quelli proposti dalla manifestazione
C’era anche il sindaco Roberto Di Stefano alla Remigration Summit che si è tenuta nelle scorse settimane sul sagrato del Duomo di Milano, manifestazione organizzata dai Patrioti Europei e dalla Lega. E la motivazione che l’ha indotto a farlo l’ha spiegata sui social con il solito messaggio carico di propaganda, luoghi comuni e populismo. Lo slogan era: “affermare con forza un principio che non è negoziabile: anche in Europa, vogliamo essere padroni a casa nostra”. Potremmo già qui disquisire sull’infelice termine “padroni”. Ai tempi della schiavitù, infatti, il padrone era colui che possedeva legalmente un altro essere umano, trattandolo come una proprietà e visto che qui si parla di persone è di pessimo gusto utilizzare proprio questa parola. Ma andiamo oltre.
Di Stefano spiega: “Troppo spesso assistiamo al teatrino delle porte girevoli: soggetti fermati la sera per spaccio, aggressioni o rapine e la mattina dopo già liberi di tornare a delinquere. Non dobbiamo avere paura di dirlo chiaramente: chi sbaglia paga e chi non ha titolo per stare sul nostro territorio, è giusto che venga rimpatriato”. Ma la remigrazione non è questo. Fatichiamo a credere che Di Stefano non la conosca: è un concetto che presuppone l’espulsione di massa degli stranieri, non solo gli irregolari, ma anche i regolari e perfino i cittadini naturalizzati.
E quando scrive “La nostra è una città con una forte storia di migrazione e proprio per questo è fondamentale distinguere tra integrazione e illegalità” non fa che confermare una cosa: ha manifestato per un principio che non è quello esposto da lui. La remigrazione vuole l’allontanamento anche degli integrati.
